Simply

lunedì 15 agosto 2016

Olimpiadi di Rio 2016, 100 m Bolt vince «a fatica» su Gatlin e mostra il suo lato umano

Usain Bolt entra nella storia con il suo terzo oro di fila nei 100 ma non è più il superuomo di Pechino e Londra
Un Bolt quasi umano, e non solo perché alla fine vaga per lo stadio come un turista, con Vinicius la mascotte dei Giochi sotto il braccio e un berretto giallo Giamaica in testa. Usain non è più il superuomo di Pechino, primo a correre sotto i 9 e 70. Non è più il dio di Londra, quando scese a 9 e 63. Stavolta ha vinto a fatica, in rimonta su Gatlin che ha quasi 35 anni e i capelli grigi, e sul traguardo si è picchiato col pollice sul petto come a dire: sono ancora io, sono sempre io.

Fa la storia ma il ciclo va verso il declino
L’impresa è storica. Mai nessuno aveva vinto tre ori sui 100 metri in tre Olimpiadi. Ma anche il ciclo di Bolt va verso il declino. Lui stesso l’ha detto: “Corro ancora fino ai Mondiali di Londra, l’anno prossimo. Lo devo ai giamaicani d’Inghilterra, che mi hanno sostenuto in modo indimenticabile nel 2012. Poi basta. Voglio smettere finché sono ancora in cima”.

La tensione della partenza
Lo stadio di Rio è tutto per lui, anche se ieri notte la parte di Bolt l’ha fatta il sudafricano Wayde Van Niekerk, con il suo mostruoso record sui 400. Gatlin fischiato dal pubblico e ignorato da Usain, che invece abbraccia il terzo, il canadese Andre De Grasse, una spanna più basso di lui. Poi va a salutare mamma Jennifer, si fa un selfie con le tripliste, incoraggia il saltatore ucraino Yakovenko che tenta invano di attirare l’attenzione della curva sul suo terzo tentativo a 2 e 26. Non se ne andrebbe più, ora che si è tolto la tensione della partenza, quando si muoveva ieratico, le braccia spalancate da profeta, il segno della croce prima dello sparo. Forse aveva paura di perdere; di sicuro si è tolto un peso. E solo alla fine si concede il gesto che ha trasformato in un brand mondiale, e mima il lancio della saetta come uno Zeus di bronzo.
Tra allegria e vena di follia
La cosa straordinaria di Bolt è la sua allegria, per non dire la sua follia. Qui a Rio c’è anche il padre, Wellesley, un alto tipo strano. Grande appassionato di cricket, tifoso della nazionale pachistana, attribuisce i risultati del figlio all’intenso consumo di yam, che non è uno stupefacente ma un tubero originario della Nigeria e il piatto tipico del distretto giamaicano di Trelawny, di cui Usain è ghiotto fin dall’infanzia. Lui invece da piccolo aveva una passione per la nazionale di calcio jugoslava, in particolare per il portiere Radenkovic: infatti era l’unico che voleva giocare in porta. Gli amici lo chiamavano Jugo e lo guardavano come un matto.
La passione per l’oro
A 12 anni era già un metro e 95: preoccupati, i genitori lo portarono dal dottore. A 15 anni lo curavano per la scoliosi. A 17 lo affidarono a Norman Peart, ex impiegato delle Poste, divenuto manager e precettore di talenti. A 22 migliorò per la prima volta il record del mondo. Ha una passione per l’oro, e non solo quello olimpico: possiede una Nissan dipinta in oro – oltre a una Range Rover, una Bmw, un pickup Ford Raptor M6, e un quad con cui fa slalom sulle dune o negli aranceti -, un orologio d’oro massiccio disegnato apposta per lui, una madonnina ovviamente d’oro al collo, e un anello dono però non di una fidanzata ma della madre. Color oro anche le scarpe, che ieri dopo la volata si è tolto per correre sulla pista a piedi nudi. A volte si fa fotografare in smoking, a volte in mutande: “So vivere come un miliardario, ma so anche vivere come un povero”.
Il futuro
«I’m a lucky man», sono un uomo fortunato, ha detto nel corridoio che porta agli spogliatoi. E fortunati siamo noi, a vivere al tempo dei due campioni olimpici più grandi di sempre. Con la differenza che Michael Phelps ha detto addio alle piscine e vuole dedicarsi al figlioletto Boome, molto baciato in questi Giochi. Mentre Usain Bolt ha davanti almeno un altro anno. Potrebbe sempre cambiare idea, e arrivare a Tokyo 2024. Ma il destino dei superuomini è essere assunti in cielo prima di venire sconfitti.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.