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giovedì 18 maggio 2017

Juventus, da Pirlo a Dani Alves: Marotta e Paratici, il fiuto per i parametri zero...vincenti

La storia recente del club bianconero marchiata da campioni svincolati: fino al brasiliano devastante che sembra nato per le finali.

TORINO - La dodicesima Coppa Italia vinta dalla Juventus porta la firma di Dani Alves. Sì, il brasiliano più vincente d’Europa, mister Champions, l’uomo da trenta finali e lode che è arrivato in estate dal Barcellona dei campioni per… zero euro. Un fine contratto strappato alla concorrenza con la promessa di lottare per tutti i trofei. Promessa mantenuta. E dai dubbi iniziali è sbocciato il fenomeno, soprattutto grazie al nuovo modulo, il 4-2-3-1, che lo posiziona alto a destra con licenza di inventare e segnare. Devastante. Dani Alves con Andrea Pirlo e Paul Pogba, arrivati a Torino come parametri zero e ripartiti con un carico di scudetti e di coppe (è mancata solo la Champions, la magnifica ossessione sempre attuale). E anche baluardo Andrea Barzagli è costato quasi niente, solo 300 mila euro dal Wolfsburg. Insomma, Beppe Marotta e Fabio Paratici hanno un fiuto unico per i giocatori che si svincolano, forti, magari esperti, eppure capaci di aprire un ciclo. Pirlo è stato un capolavoro assoluto, dal Milan alla Juve per iniziare l’era griffata Antonio Conte. E Pogba, giovanissimo, è stato ancora un esempio di strategia applicata al tempismo, con i buoni uffici dell’agente Mino Raiola che poi si è preso una bella commissione dopo la scorsa cessione al Manchester  United per oltre cento milioni. Plusvalenza monstre. Mister solidità Sami Khedira ha portato in dote la coppa della grandi orecchie vinta al Real e il titolo di campione del mondo: imprescindibile, anche con i muscoli ballerini. E Dani Alves completa il quadro: tutti in piedi ad applaudire i dirigenti bianconeri. Se proprio si vuole trovare il neo, Lucio è quello che viene in mente. Un signore, comunque…

lunedì 17 aprile 2017

MotoGP, GP Americhe 2017: la lotta Mondiale riparte dal Texas. Marquez non può più sbagliare, Viñales può scappare. E Valentino Rossi…

Nel prossimo weekend si correrà il quinto Gran Premio motociclistico delle Americhe, ad Austin (Texas). Il Circus delle due ruote veloci sbarca dunque nel Nord America, dopo le prime due gare andate in scena in Qatar e Argentina, con una sensazione che potrebbe ben presto trasformarsi in certezza: la lotta alla Corona della classe regina rischia di tradursi fin da subito in una corsa a tre fra

giovedì 30 marzo 2017

POWER RANGERS


Regia di Dean Israelite. Un film con Dacre Montgomery, Naomi Scott, RJ Cyler, Becky G., Ludi Lin, Bryan Cranston. Cast completo Titolo originale: Power Rangers. Genere Azione - USA, 2017, durata 124 minuti. Uscita cinema giovedì 6 aprile 2017 distribuito da 01 Distribution.

Un reboot prodotto dalla Saban e dalla Lionsgate della popolare serie tv americana basata sui super sentai giapponesi. Il film racconterà la storia di un gruppo di adolescenti dotati di super poteri che hanno il compito di salvare il mondo.
La Lionsgate ha fissato l'uscita del film nelle sale americane il 13 gennaio 2017. Nei panni della villain Rita Repulsa c'è Elizabeth Banks, una strega che desidera conquistare il mondo. Non è il primo adattamento cinematografico della serie tv di successo andata in onda tra il 1993 e il 1996. Sono già stati realizzati Power Rangers - Il film (1995) e Turbo Power Rangers 2. Il film (1997).

martedì 28 marzo 2017

MotoGP, Rossi e il feeling ritrovato con la M1



Dopo un inverno lungo e difficile e due giorni tra prove e qualifiche, in Qatar, deludenti, il "Dottore" ha ritrovato la sintonia con la sua moto in gara. E verso l'Argentina c'è ottimismo: negli ultimi due anni un successo e un secondo posto

Valentino sembra avere risolto i problemi di set up della sua Yamaha: dopo il podio del Qatar potrà ben figurare in Argentina grazie al feeling ritrovato all’anteriore. Per Valentino Rossi è stato un inverno lungo e difficile, vissuto a inseguire Vinales e un complicato set up della nuova M1, che non gli dava il giusto feeling in frenata all’anteriore. Ancora giovedì scorso tutto il suo team era alla ricerca di una soluzione che non

domenica 12 marzo 2017

UNDERWORLD - BLOOD WARS

Regia di Anna Foerster. Un film con Theo James, Kate Beckinsale, Bradley James, Lara Pulver, Daisy Head, Clementine Nicholson. Cast completo Genere Azione - USA, 2017, durata 91 minuti. Uscita cinema giovedì 6 aprile 2017 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

IL QUINTO CAPITOLO DI UNDERWORLD, UNA SAGA IN CUI L'UNICO ELEMENTO TREMENDAMENTE COERENTE LUNGO I SINGOLI FILM SONO COLORI, ABITI, FOTOGRAFIA E ABBINAMENTI.

Per i film della saga di Underworld non valgono le stesse regole attraverso le quali valutiamo gli altri lungometraggi. Concetti come trama, plausibilità interna, coerenza e capacità di coinvolgere gli spettatori nel racconto non sono primari, almeno non quanto l'impianto visivo. La saga è fieramente una catena di anelli di serie B che rifiuta ogni pretesa autoriale e, anzi, sembra fare di tutto per cercare il grossolano e il barocco. L'unico elemento tremendamente coerente lungo i singoli film sono colori, abiti, fotografia e abbinamenti.

Una serie dalla longevità straordinaria
L'uscita del quinto capitolo segna una longevità straordinaria per una serie che di film in film ha fatto così poco per creare una narrazione coinvolgente e così tanto per sparigliare le carte, cambiando personaggi, eliminandoli e virando in altre direzioni. Come per i primi capitoli di Fast & Furious, centrare il "mood Underworld" è sempre stato più importante che portare avanti un grande racconto. Come per la serie di videogiochi "Final Fantasy", animare un mondo visivamente in grado di mescolare elementi provenienti da mitologie molto riconoscibili ma alle volte anche opposte, è il segreto del successo. In un universo che sta tra i videoclip dei Nine Inch Nails e l'abbigliamento fondato dai Wachowski per Matrix, con un twist dark da Edward Mani di Forbice, sempre ripreso con un costante filtro blu da effetto notte, i vampiri combattono una guerra millenaria contro i licantropi. Questa è la sinossi base.

giovedì 2 febbraio 2017

Conti pubblici, la Ue vuole misure subito: Italia a rischio commissariamento

La partita si sposta sul piano politico. Domani a Malta faccia a faccia tra Gentiloni e Juncker. E pesa l'incognita delle elezioni

BRUXELLES - C'è un margine di ambiguità nelle lettera che il governo ha recapitato ieri sera a Bruxelles che potrebbe costare caro all'Italia. Anche la procedura d'infrazione europea per il mancato rispetto della regola del debito. Un restringimento della sovranità in campo economico e un rischio sui mercati che potrebbero penalizzare il Paese in termini di spread e interessi sul debito ben oltre i 3,4 miliardi della manovra richiesta dall'Unione. È questo lo scenario che ora si spalanca di fronte a Palazzo Chigi e al Tesoro, con la Commissione europea che sebbene con riluttanza è ormai pronta a commissariare Roma. Ma la decisione finale a Bruxelles non è ancora stata presa, sarà drammatica, tutta politica e arriverà a breve.

Le ultime ore del negoziato di ieri sono state convulse, con la triangolazione tra lo staff del responsabile Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, gli esperti di Piercarlo Padoan e Palazzo Chigi, dove il premier Paolo Gentiloni ha seguito le trattative sulla stesura delle lettera. Una dialettica basata su due diversi approcci, con Padoan determinato a dare all'Europa quelle risposte puntuali, misurabili e immediate per evitare la procedura mentre il premier insisteva per essere più evasivo e spostare al Def di metà aprile l'attuazione delle misure, senza mettere in campo una vera manovra bis.

Dopo avere concesso, stirando le regole, 19 miliardi di flessibilità negli ultimi due anni ai quali si sommano altri 7 per il 2017, la Commissione ha chiesto a Roma di rientrare almeno di 3,4 miliardi in modo da salvare le apparenze e invertire la dinamica del debito, vero tallone d'Achille italiano lievitato intorno al 133% del Pil. Ma con il Paese che potrebbe andare a elezioni anticipate i leader dei partiti di maggioranza, Renzi in testa, hanno spinto per evitare una impopolare manovra bis. Fino all'ultimo si è negoziato sui tempi dell'intervento, al centro la formula usata dal governo: "Le misure saranno prese all'interno dell'arco temporale del Def". Al Tesoro spiegano che potrebbero arrivare subito oppure ad aprile, insieme al Def. Una scelta che quindi lascia spazio al negoziato interno al governo e con Bruxelles e sulla quale incideranno anche i dati macroeconomici del quarto trimestre 2016 di metà mese. Ma l'ambiguità della formulazione, la possibilità che gli interventi vengano annunciati solo ad aprile e attuati dopo, mette in difficoltà la Commissione, dove in molti non vogliono trattare oltre. Le fonti ufficiali della Commissione ieri non hanno commentato la lettera, giunta in tarda serata, ma prima di leggere il testo definitivo ammonivano che se fosse rimasta ambiguità sui tempi e impatto delle misure la partita si sarebbe complicata e i margini per salvare Roma si sarebbero ridotti drasticamente. La decisione ora spetta al presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, da sempre impegnato ad aiutare l'Italia.

Fondamentale potrebbe essere un faccia a faccia con Gentiloni al summit europeo di domani a Malta. Per Juncker si profila una decisione politicamente difficile, specialmente se l'Italia andrà a elezioni anticipate e non ci sarà un Parlamento in grado di approvare le misure: graziare ancora Roma, rinviare la decisione a dopo il voto con il rischio di andare allo scontro con il nuovo governo che difficilmente come primo atto farebbe una manovra correttiva (che comunque potrebbe rivelarsi tardiva) e perdere la faccia, oppure intervenire subito mettendo l'Italia in procedura con il pericolo di subire una campagna elettorale tutta contro l'Europa?

Il 13 febbraio Bruxelles pubblicherà le previsioni economiche d'inverno nelle quali probabilmente dirà che Roma resta a rischio di deviazione significativa sui conti. Poi a fine mese potrebbe passare alle vie di fatto pubblicando insieme ai "country report" il rapporto sul debito italiano, avviando le pratiche per la procedura. Una decisione considerata politicamente difficile anche perché sarebbe la prima volta che un paese con il deficit
sotto al 3% verrebbe commissariato per il debito. Ma con il rischio elezioni e di fronte alla rinvigorita ala popolare della Commissione capitanata dai vicepresidenti Dombrovskis e Katainen, appoggiati dai governi rigoristi, questa volta gli sforzi di Juncker e Moscovici potrebbero non bastare.